In Italia vi sono circa MILLE fra OUTLET, gallerie e centri commerciali, all'interno dei quali operano oltre QUARANTADUEMILA punti vendita. 

La proprietà dei complessi commerciali è spesso di grandi Fondi d'Investimento immobiliari internazionali ( es. Deutsche Bank real estate, ING real estate, Aberdeen real estate, Kryalos, Blackstone, Neinver, Reef real estate, Mittel, solo per citarne alcuni ). 

I contratti di affitto spesso garantiscono alla proprietà immobiliare una royalty sul fatturato del punto vendita;  marchio esercente e proprietà immobiliare dovrebbero con ciò "essere sulla stessa barca remendo nella stessa direzione", ma non è così.

A prevalere sono quasi sempre le imposizioni e gli interessi economici della parte contraente forte, la proprietà immobiliare.

O firmi il contratto che diciamo noi, o qua non apri;  o accetti il raddoppio del canone di affitto, o ti risolviamo anticipatamente il contratto;   o ti sposti a tue spese in un'altra unità immobiliare, o sei fuori dal centro commerciale. 

I punti vendita vengono quasi sempre affittati agli esercenti con contratti d'affitto di "FINTI RAMI D'AZIENDA" per eludere le tutele che la Legge italiana sulla Locazione Commerciale garantisce agli affittuari ( es. durata del contratto, riconoscimento delle migliorie apportate ai locali, cd. "buona uscita" in caso di mancato rinnovo del contratto alla sua scadenza, possibilità di recesso anticipato per gravi motivi garantito al solo affittuario ).  

La genesi di questo italianissimo impianto contrattuale è addirittura illustrata in un trattato dell'Università di Harvard su "COME ELUDERE LE NORMATIVE EUROPEE SULLA LOCAZIONE" ( sic ! ), con tanto di capitolo dedicato alle sgradite tutele garantite dalla Legge italiana agli affittuari.

Nei fatti, al marchio esercente non viene quasi mai affittata un'azienda, e così neppure un complesso di beni organizzati fra loro che possano permettere lo svolgimento di alcuna attività commerciale, ed IL REALE OGGETTO DEL CONTRATTO E' IL SOLO GODIMENTO DELL'UNITA' IMMOBILIARE.  

Una corretta analisi dell'effettivo svolgimento della dinamica contrattuale e del rapporto locatizio, può smascherare tali finzioni in frode alla Legge, così da poter DOMANDARE GIUDIZIALMENTE LA RIQUALIFICAZIONE DEL CONTRATTO, ovvero invocare ogni tutela di Legge.  

Per smascherare ogni indebito sarà essenziale rilevare ogni profilo di responsabilità che deriva alla proprietà immobiliare dall'uso di scritture contrattuali simulate e/od elusive, cui spesso si accompagnano gravi illeciti di natura fiscale.

Laddove invece sussista affitto di un vero ramo d'azienda, alla scadenza ( o risoluzione anticipata ) del contratto IL CENTRO COMMERCIALE SARA' OBBLIGATO PER LEGGE A FARSI CARICO DEI DIPENDENTI ( e degli oneri accessori ai loro contratti di lavoro, come ad esempio il TFR );  questo è stato confermato in plurime sentenze del Tribunale del Lavoro, ed è norma inderogabile.

Dal tipo di forma contrattuale impiegata dal centro commerciale, discendono cioè obblighi diversi, con INTERESSANTI RIFLESSI DI NATURA GIUSLAVORISTICA ED ANCHE FISCALE, che troppo spesso i marchi affittuari non conoscono.

In caso di avvenuta chiusura del punto vendita per coercizione del centro commerciale, se non fossero intervenute scritture transattive di tipo tombale nella definizione del rapporto, una riqualificazione del contratto in frode alla Legge permette di domandare il RISARCIMENTO DEI DANNI SUBITI nel termine decennale della prescrizione.